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Così è se vi pare

Col patrocinio del

Luigi Pirandello
Così è (se vi pare)

dal programma di sala

Luigi Pirandello (Girgenti 1867- Roma 1936) – romanziere, saggista e drammaturgo italiano

La produzione letteraria – Pirandello fu anche poeta e narratore. Fu autore di novelle, che raccolse in Novelle per un anno, molte delle quali divennero opere teatrali. Scrisse anche sette romanzi: tra cui   L’esclusa (1901), Il fu Mattia Pascal (1904), I vecchi e i giovani (1913) e Uno, nessuno e centomila (1925).
La produzione teatrale – Prescindendo da La ragione degli altri, composta nel 1895, la produzione teatrale di Pirandello può essere divisa in quattro fasi: il teatro siciliano, il teatro umoristico e grottesco, il teatro nel teatro, e il teatro dei miti. Nella prima fase egli scrisse interamente in siciliano (Lumìe di Sicilia, Pensaci Giacomino, Liolà, ecc.). Nella seconda, con Così è se vi pare, Il berretto a sonagli, Il piacere dell’onestà, Ma non è una cosa sera, Il giuoco delle parti, L’uomo, la bestia e la virtù, ecc., egli introdusse una visione relativistica della realtà e cercò di esprimere la dimensione della vita al di là della maschera. La terza fase comprende Sei personaggi in cerca d’autore, Ciascuno a suo modo, Questa sera si recita a soggetto, Enrico IV, Vestire gli ignudi, L’uomo dal fiore in bocca, La vita che ti diedi, L’amica delle mogli, Trovarsi, ecc..In questa parte della sua produzione Pirandello mise in discussione i principi portanti del teatro tradizionale, introducendo la tecnica del “teatro nel teatro” e la dicotomia vita-arte. Nel contempo egli approdò anche alla drammaturgia dell’angoscia esistenziale”, con l’interiorizzazione del contrasto “essere-apparire”.  Infine, nella quarta fase, che attraversò la sua opera dal 1928 al 1936, egli portò nel teatro significazioni simboliche e utopie sociali, religiose e artistiche.Appartengono a quest’ultima fase La nuova colonia, Lazzaro e I giganti della montagna, mentre Non si sa come si situa prima de I giganti della montagna.

Così è se vi pare – Tratta dalla novella La signora Frola e il signor Ponza, suo genero, l’opera fu composta nel 1917 e fu messa in scena nello stesso anno al Teatro Olimpia di Milano, il 18 giugno, a poco più di due mesi dalla fine della stesura. Considerata un capolavoro assoluto del teatro di tutti i tempi, fu scritta in modo febbrile, come si evince dalle lettere dell’autore al figlio Stefano.
Pirandello ne presentò una nuova edizione arricchita nel 1925, modificandola quasi completamente. Nel testo si fa riferimento al terremoto avvenuto nella Marsica nel 1915.
L’autore stesso definì l’opera una “parabola”, cioè la “narrazione di un fatto verisimile atto ad adombrare una verità…” (cit. da Devoto-Oli), riuscendo a dar vita, calore e drammaticità a un’idea astratta. Trasformando cioè un’opinione filosofica in un’avventura teatrale.  L’opera ruota infatti attorno al tema della inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una interpretazione personale, diversa da quella degli altri.
La vita di una tranquilla cittadina di provincia è sconvolta dall’arrivo del nuovo impiegato comunale, il signor Ponza, con moglie e suocera, la signora Frola. L’uomo vive isolato con la moglie in un triste palazzo di periferia, mentre la suocera è alloggiata in un quartierino in centro città. Ciò che sconvolge i benpensanti è   il fatto che madre e figlia non si incontrano mai, ma comunicano con bigliettini o parlandosi dalla finestra. Gli interessati spiegano in modo diverso questo strano modo di vivere. Secondo il signor Ponza la figlia della signora Frola è morta da quattro anni, ma la madre, impazzita dal dolore, crede che sia ancora viva e che lui non gliela voglia far vedere.  La signora Frola invece afferma che il “soverchio amore” del genero per la moglie ha costretto i parenti a ricoverare la ragazza in una casa di salute e che al suo ritorno in famiglia il marito non l’ha riconosciuta. Con l’aiuto degli amici si è così dovuto simulare un secondo matrimonio. Chi ha ragione? Per conoscere la verità viene convocata la signora Ponza, ma il mistero rimane. Finale abituale per Pirandello, che raramente o quasi mai offre una soluzione al problema presentato. Nell’opera tocca a Lamberto Laudisi, personaggio-pedina, esprimere le idee dell’autore relativamente al valore della realtà.

L’allestimento –  L’opera è presentata in due atti, La regia ne ha evidenziato il tema “portante” e accentuato l’intensità e l’espressività di emozioni e sentimenti rendendo alcune parti cariche di tensione. Dal canto suo la scenografia, costituita da elementi insoliti, ha teso a raccontare il vacillare di un equilibrio instabile che sconvolge la percezione abituale della realtà.

 Durata: 1h 30’ circa con intervallo

Regia
Valter Delcomune
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Scena e costumi
Franco Ubezio
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Lamberto Laudisi                                    Gianni Bonato
La signora Amalia Agazzi                       Giuliana Mauro
Dina sua figlia                                          Francesca Foroni
La signora Sirelli                                     Federica Gradella
Il Consigliere Agazzi                               Valter Delcomune
Il cameriere di casa Agazzi                     Sandro Boninsegna
La signora Frola                                      Fiorenza Bonamenti
Il signor Ponza, suo genero                     Marco Monteverde
Il signor Prefetto                                      Franco Ubezio
La signora Ponza                                     Francesca Foroni
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 Collaborano
Daniela Cancellieri Sergio De Marchi Vanda Demarchi
Marisol Martini

Servizio fotografico
Andrea Perina
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